Il piano di emergenza comunale

La Protezione Civile: le funzioni e il ruolo del Sindaco

L'articolo 15 della L.225/92 assegna al Comune un ruolo da protagonista in tutte le attività di protezione civile (previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell'emergenza), soprattutto nella fase di gestione dell'emergenza: il Sindaco, quale Autorità comunale di protezione civile, quindi, in emergenza, è il responsabile, in accordo con il Prefetto, della gestione dei soccorsi sul territorio comunale, nonché del coordinamento dell'impiego di tutte le forze disponibili e per il corretto espletamento delle competenze ad esso affidate, ogni Comune ha il diritto-dovere di dotarsi di una struttura di Protezione civile (L.225/92, ibidem).  Con il D.M. del 28 maggio 1993, vengono individuati i servizi indispensabili che i Comuni devono garantire al cittadino e, insieme all’acquedotto, la fognatura, l’ufficio tecnico e l’anagrafe, il D.M. individua anche i servizi di Protezione Civile, di Pronto Intervento e di Sicurezza Pubblica.

Ulteriori funzioni in materia di protezione civile sono attribuite al Sindaco dal D. Lgs. 112/98, art. 108, punto c). In particolare esse riguardano:

  • attuazione, in ambito comunale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi, stabilite dai programmi e piani regionali;
  • adozione di tutti i provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione dell’emergenza, necessari ad assicurare i primi soccorsi in caso di eventi calamitosi in ambito comunale;
  • predisposizione dei piani comunali e/o intercomunali di emergenza, anche nelle forme associative e di cooperazione previste dalla legge 8 giugno 1990, n.142, e, in ambito montano, tramite le comunità montane, e alla cura della loro attuazione, sulla base degli indirizzi regionali;
  • attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi urgenti necessari a fronteggiare l’emergenza;
  • vigilanza sull’attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi urgenti;
  • utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale, sulla base degli indirizzi nazionali e regionali.

A seguito dell’emanazione della L.267/98, infine, è stata introdotta l’obbligatorietà dello strumento di pianificazione comunale, almeno per i comuni interessati dalla perimetrazione di aree ad elevato rischio idrogeologico e con l’approvazione del PAI (Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico), predisposto dall’Autorità di Bacino del Fiume Po, è divenuto operativo, per tutti i comuni interessati dalle fasce fluviali, l’obbligo della redazione del piano di emergenza comunale. 
In conseguenza di ciò, per quanto riguarda il rischio idrogeologico, sono tenuti a redigere il Piano di emergenza:

  • i comuni inclusi nell'elenco approvato dall'Autorità di Bacino del fiume Po di cui alla L. 267/98;
  • i comuni interessati dalla perimetrazione delle Fasce fluviali, così come riportato nel PAI;
  • i comuni interessati dalle perimetrazioni ai sensi della L. 102/90;
  • i comuni che, rivedendo lo studio geologico ai sensi della L.R. 41/97, sono interessati da aree di fattibilità R3 ed R4.

Il metodo AUGUSTUS

Il gruppo di lavoro incaricato di elaborare le linee guida “Augustus” (composto da funzionari del Dipartimento della Protezione Civile e del Ministero dell’Interno), ha prodotto un lavoro che rappresenta una sintesi coordinata degli indirizzi per la pianificazione, per la prima volta raccolti in un unico documento operativo. 
L’importanza delle linee guida del metodo Augustus, oltre a fornire un indirizzo per la pianificazione di emergenza, flessibile secondo i rischi presenti nel territorio, delinea con chiarezza un metodo di lavoro semplificato nell’individuazione e nell’attivazione delle procedure per coordinare con efficacia la risposta di protezione civile. Il metodo Augustus individua, quindi, 14 funzioni per le Prefetture e 9 per i Comuni. Ciascuna funzione di supporto deve essere affidata ad un responsabile che individui e renda disponibili le risorse adeguate e che già in “tempo di pace” lavori per mantenere aggiornato il Piano di Emergenza. 
Le funzioni di supporto, da attuare nei comuni dovranno essere istituite a ragion veduta, in maniera flessibile o in base a una pianificazione di emergenza già predisposta in un determinato territorio per un determinato evento, oppure per far fronte ad immediate esigenze operative dei comuni durante o prima di un evento calamitoso.
Il Sindaco a sua volta non possiede un organo di supporto per le strategie, ma organizza la risposta di protezione civile sul proprio territorio attraverso la costituzione di una Sala Operativa comunale
Questo metodo di lavoro, dunque, è valido certamente per i Sindaci (che sono la prima autorità di protezione civile) e per i responsabili di protezione civile degli enti territoriali, ai quali il DLGS 112 del 31/3/98 (Decreto Bassanini) conferisce dirette funzioni sia di pianificazioni che di attuazione di interventi urgenti in caso di crisi per eventi classificati «a» e «b» (art. 2, L. 225/92) avvalendosi anche del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

 

I criteri di base per la pianificazione di emergenza

Il Sindaco, in qualità di Autorità comunale di protezione civile, al verificarsi dell'emergenza, nell'ambito del proprio territorio comunale, si avvale del Centro Operativo Comunale, C.O.C., per la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita.

Il C.O.C. è presieduto dal Sindaco ed è composto dai responsabili delle funzioni di supporto finalizzate ad organizzare e svolgere le attività necessarie ad affrontare le criticità che si manifestano nel corso dell'evento calamitoso. La struttura del C.O.C. si configura, generalmente, secondo nove funzioni di supporto:

  • Tecnico Scientifico – Pianificazione
  • Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria
  • Volontariato
  • Materiali e mezzi
  • Servizi essenziali e attività scolastica
  • Censimento danni a persone e cose
  • Strutture operative locali
  • Telecomunicazioni
  • Assistenza alla popolazione
  • Ogni singola funzione avrà un proprio responsabile che in "tempo di pace" aggiornerà i dati relativi alla propria funzione e, in caso di emergenza, nell'ambito del territorio comunale, affiancherà il Sindaco nelle operazioni di soccorso.

    A seguire viene riportato lo schema essenziale su cui dovrà articolarsi il Piano di Emergenza a livello comunale:

    A - Parte generale 

    • A.1 Dati di base
    • A.2 Scenari degli eventi attesi
    • A.3 Aree di emergenza

    B - Lineamenti della Pianificazione

    • B.1 -   Coordinamento operativo comunale
    • B.2 -   Salvaguardia della popolazione
    • B.3 -   Rapporti per la continuità amministrativa
    • B.4 -   Informazione alla popolazione
    • B.5 -   Salvaguardia del sistema produttivo locale
    • B.6 -   Ripristino della viabilità e dei trasporti
    • B.7 -   Funzionalità delle telecomunicazioni
    • B.8 -   Funzionalità dei servizi essenziali
    • B.9 -   Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali
    • B.10 - Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose
    • B.11 - Relazione giornaliera dell’intervento
    • B.12 - Struttura dinamica del piano: aggiornamento scenario, procedure.


    C - Modello di intervento

       C.1 Sistema di comando e controllo

    • 1. Tecnica e di Pianificazione
    • 2. Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria
    • 3. Volontariato
    • 4. Materiali e mezzi
    • 5. Servizi essenziali e attività scolastica
    • 6. Censimento danni a persone e cose
    • 7. Strutture operative locali
    • 8. Telecomunicazioni
    • 9. Assistenza alla popolazione


       C.2  Attivazioni in emergenza

    • 1. Reperibilità dei funzionari del Centro Operativo Comunale 
    • 2. Delimitazione delle aree a rischio
    • 3. Aree di ammassamento dei soccorritori  
    • 4. Aree di ricovero della popolazione
    • 5. Aree di attesa della popolazione

     

    Redazione del Piano di emergenza comunale

    In conformità alle Linee guida in tema di Protezione Civile e alla “Direttiva per i Piani di Emergenza comunali e intercomunali” emanate dalla Regione Lombardia, la struttura del Piano di Emergenza elaborato da ISOambiente risponde allo schema operativo previsto dal metodo Augustus:

    A - Parte generale 

    • A.1 Dati di base
    • A.2 Scenari degli eventi attesi

    B - Lineamenti della Pianificazione

    • B.1 - Coordinamento operativo comunale
    • B.2 - Salvaguardia della popolazione
    • B.3 - Azioni per la continuità amministrativa 
    • B.4 - Informazione alla popolazione
    • B.5 - Salvaguardia del sistema produttivo locale
    • B.6 - Ripristino della viabilità e dei trasporti
    • B.7 - Funzionalità delle telecomunicazioni
    • B.8 - Funzionalità dei servizi essenziali
    • B.9 - Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali
    • B.10 - Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose

     C - Modello di intervento

    • C.1     Sistema di comando e controllo
    • C.2     Attivazioni in emergenza

    Oltre alla versione cartacea, si attua l’implementazione del programma “SIT Look”, software GIS per la cartografia e le basi informative, basato sullo standard cartografico shp. (shapefile), adottato dal Sistema Informativo Regionale e dal S.I.T. della Provincia di Brescia. 
    La predisposizione della cartografia, sempre secondo le linee guida del metodo Augustus,  si compone dei seguenti strati informativi:

    • carta di delimitazione del territorio comunale;
    • carta idrografica;
    • carta dell’uso del suolo;
    • carta geologica;
    • carta geomorfologica;
    • carta della rete viaria e ferroviaria;
    • cartografia delle attività produttive;
    • cartografia della pericolosità dei vari eventi nel territorio comunale;
    • cartografia del rischio sul territorio comunale;

    e si completa con l’individuazione di:

    • strutture sensibili
    • strutture da utilizzare in fase di emergenza.

    Il Piano di Emergenza, quindi, viene sviluppato – per quanto riguarda le procedure operative - tenendo conto delle peculiarità organizzative dell’Ente e delle possibili modalità operative intercomunali, in particolare per quanto riguarda l’organizzazione del personale in Uffici e Servizi, il servizio di Polizia Locale, l’organizzazione dell’Ufficio Tecnico.

    Al fine di poter di affrontare eventuali emergenze in modo organizzato, sulla base  delle risorse umane effettivamente disponibili, viene introdotta dalla normativa regionale una struttura denominata Unità di Crisi Locale (UCL), composta da figure “istituzionali” presenti di  norma in ogni comune:

    • Sindaco (o suo sostituto)
    • Tecnico comunale (o Ufficio Tecnico Comunale)
    • Comandante della Polizia Locale (o suo sostituto).
    • Responsabile Comunale della Protezione Civile (o suo sostituto).

    A questa struttura minima di comando e controllo in sede locale potranno aggiungersi  altre componenti, in funzione della natura dell'emergenza. Il “Metodo Augustus” prevede che si attivino 9 funzioni di supporto, che rappresentano le principali attività che il comune deve garantire alla cittadinanza, sia nella gestione della crisi, che per il superamento dell’emergenza.

    L’Unità di Crisi Locale rappresenta lo strumento per assolvere i compiti previsti dalle 9 Funzioni di Supporto, che potranno essere accorpate o attivate solo in caso di necessità.

    Documentazione